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The Liberty Bell 26 novembre 2005 [ultimo aggiornamento]

Blog Policy

  • I links. Quando e perché aggiungo un link a questo blog? Diciamo quando c'è profonda sintonia, oppure sincera amicizia, oppure una "benevola curiosità" (senza che necessariamente vi sia adesione o "approvazione") per ciò che si scrive su un determinato blog e in un certo sito web. Quest'ultimo caso è sicuramente il più frequente (almeno per quanto mi riguarda).

    Ora, è possibile che quella curiosità venga in qualche modo scoraggiata, ad esempio quando ci si accorge che le differenze di vedute o di atteggiamento su questioni non secondarie cominciano a diventare troppo profonde. In tal caso togliere un link non significa quasi mai (anzi, senza quasi), per me, una perdita di stima, quanto una semplice presa d'atto dell'esistenza di quelle divergenze, ignorare le quali sarebbe intellettualmente poco onesto.

    Insomma, credo ci debba essere un rapporto di fiducia tra blog e lettori: quando un lettore trova un link qui, deve sapere che quest'ultimo non lo condurrà verso un sito o un blog che contraddice profondamente lo spirito, le finalità, gli stili di comunicazione che albergano da queste parti. Un diverso orientamento politico, filosofico, religioso, culturale, ecc., ad esempio, è secondario se lo stile di comunicazione è pacato, corretto e rispettoso di tutte le opinioni. Quindi non si tratta affatto di fare scelte "ideologiche", ma piuttosto di fissare dei paletti di tipo "metodologico". Quanto sopra, naturalmente, vale solo per i link nella colonna di sinistra, non per quelli interni ai singoli post.

    Ho citato un caso di link tolto, ma ce ne possono essere altri. Il primo che mi viene in mente è quello di link a blog "inattivi" da settimane o mesi. Ne ho cancellati due, ultimamente, entrambi a blog per i quali ho la massima considerazione, ma che sono stati abbandonati dai rispettivi titolari per motivi loro. Mi sembra assurdo mantenere un collegamento ipertestuale in queste situazioni.

    Un accorgimento che ho adottato in questi giorni è stato quello di creare una nuova "sottocategoria" di links ai blog italiani: i "novissimi". Sia chiaro che questi blog sono nuovissimi per me, in quanto li ho appena scoperti, ma possono essere già online da tempo e anche molto noti. Insomma, quando inserisco un nuovo link lo colloco tra i "novissimi", anche per segnalarli ai lettori abituali. Dopo un po' li ricolloco in una delle altre due sottocategorie (de repubblica e ars vivendi). Sempre che, come dicevo sopra, non mi accorga di "essermi sbagliato". In tal caso, come si suol dire, prendo le distanze, ma appunto non in segno di disistima, ma per onestà verso di loro e nei confronti dei lettori di questo blog. E auspico che i rapporti restino cordiali e si continui a frequentarsi e a scambiarsi anche commenti.

    Infine, ho creato una pagina in cui ho collocato un ulteriore elenco di weblogs. Sono parecchi, infatti, i blogs che, pur non rientrando nel novero di quelli che visito quotidianamente (o quasi), considero ciononostante veramente interessanti. Non li ho messi insieme agli altri per evitare l'effetto-sovraffollamento della homepage, una cosa che, in generale, credo risulti piuttosto fastidiosa per il lettore.

  • I commenti. Devo dire che non ho mai avuto problemi con i commenti, a parte un caso. Proprio in quella circostanza, scrissi un post per motivare, senza fare nomi, le ragioni che mi avevano indotto a cancellare un commento. Non avendo cambiato idea rispetto ad allora, mi limito a fare un copia/incolla di quel post più sotto. Aggiungo solo che quella volta ho avuto a che fare con un blogger di tutto rispetto, e che tenevo anche tra i miei links (poi ho rinunciato), ma dal quale mi divideva il modo di concepire la critica delle persone. In quel caso si parlava di un importante uomo politico, pesantemente insultato senza adeguate argomentazioni, e quindi in modo arbitrario: un metodo che non accetto, di chiunque si stia parlando (questo non ha nessuna importanza).

    Vorrei anche aggiungere un paio di cose su questo secondo punto. La prima è che il tempo è sempre più tiranno, e quindi metto le mani avanti scusandomi in anticipo se molto spesso non potrò rispondere a tutte le sollecitazioni, i saluti, le richieste di chiarimento. Mi spiace, ma già riesco a stento a scrivere i post, se devo ulteriormente argomentare e dare risposte articolate anche nei commenti finisce che mi ricoverano … Solo eccezionalmente e di rado mi sarà possibile farlo, quindi non vogliatemene se o non rispondo (perché ho si e no il tempo di leggere, magari dopo alcune ore, i vostri commenti) o mi limito a dare risposte sommarie e superficiali (diciamo anche "intuitive").

    Oltretutto spesso mi capita di lasciare i miei commenti più lunghi in altri blog, perché questo mi sembra avere più senso, magari, che ripetere con parole diverse quello che ho già scritto nei post. Quindi sarà più frequente che io contraccambi la cortesia di chi lascia il proprio commento lasciandone a mia volta un altro nel blog del mio ospite.

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Post del 21 maggio 2004 (titolo: "Un commento cancellato")

Un blogger ha scritto un commento che ho appena cancellato. Era molto critico nei confronti di un personaggio politico. Cosa questa tanto legittima quanto addirittura soggettivamente doverosa, nel momento in cui si sia convinti che qualcuno meriti certi rilievi. Questa è un'ovvietà per un democratico e un liberale. Il guaio è, però, che il commento stesso non conteneva neppure un accenno di analisi, neppure l'ombra di una qualche argomentazione. Conteneva solo insulti.

Ora, lo sappiamo bene, insultare è facile. Lo sa fare un bambino (maleducato), lo sa fare un analfabeta o, nel caso di un commento scritto, un semi-analfabeta (di quelli poco inclini al ragionamento, ma ad onor del vero ce ne sono anche di brillanti e arguti, sia pure a modo loro), lo sa fare praticamente chiunque.

Più difficile è, naturalmente, argomentare. Soprattutto quando ci si occupa di politica e di uomini politici—e in generale di questioni che presentano un alto tasso di complessità. In questi casi si richiede più impegno, un'attenta osservazione della realtà. un certo sforzo di analisi e sintesi, una valutazione fredda e lucida di comportamenti, storie personali, testi, interviste, articoli, discorsi pubblici, azione di governo, ecc., ecc.

Questo vale anche nella blogosfera. Il blog è un luogo che si presta alla riflessione. Certo, a volte si predilige uno stile molto sintetico, epigrammatico, colorito. Il che consente di affrontare le cose in maniera più "leggera", più rapida, ma non per questo meno intelligente. Anzi. Scegliere un siffatto low profile (se così si può dire) richiede che si sia in grado di sintetizzare in un paio di righe una valutazione in cui c'è praticamente tutto quello che occorre: la dimostrazione che si è riusciti a cogliere la complessità di una situazione senza ricorrere a facili scorciatoie, la capacità di far balenare davanti agli occhi di chi legge, attraverso un'immagine, una metafora, un'intuizione folgorante, i punti deboli dell'"avversario" e di metterli alla berlina senza alcuna misericordia. Spesso il risultato è ottenuto utilizzando "armi" tanto micidiali quanto profondamente "civili", quali sono, ad esempio, l'ironia, il paradosso, lo sberleffo elegante, e tanti altri modi nei quali può esercitarsi l'umana perfidia non disgiunta da una sottile intelligenza.

La politica, la res publica, il dibattito culturale traggono da un siffatto esercizio del diritto alla libera espressione enormi vantaggi. C'è bisogno di spiriti critici, di analizzatori instancabili dei difetti degli uomini e delle umane istituzioni. Una critica corrosiva ma puntuale, spietata ma ben meditata e argomentata, è quanto di più "civico" si possa concepire, e certamente non è meno indispensabile della passione civile di quei pochi che continuano a credere nella politica. Questa critica aiuta i nostri "avversari" politici più di quanto non fornisca credenziali a coloro che condividono le nostre idee e aspirazioni politiche.

Altra cosa è, invece, l'insulto. Chi lo pratica non giova né alla causa di coloro che possono condividerne le "motivazioni" (per quanto inespresse), né a quella di chi, quelle motivazioni, non le condivide, ma potrebbe esserne "ammaestrato" qualora fossero espresse e sostenute adeguatamente. Non ricorro ad analogie (storiche o contemporanee) per respingere quel modo di concepire il dibattito e la politica stessa. Ma non è difficile trovare "esempi illuminanti" di come si possa concepire l'avversario (o meglio il "nemico") come qualcuno da abbattere con tutti i mezzi perché così è giusto, perché così va fatto, punto e basta. Qui o in altre parti del mondo. L'estremismo, come "categoria dello spirito", non è stato inventato oggi, e sarà difficile sconfiggerlo. Anche perché molti non si accorgono neppure che ciò che vogliono combattere altro non è che il proprio doppio, ugualmente incline alla semplificazione, e parimenti esposto al rischio di trasformare la propria esistenza in un jihad senza onore e senza altro ideale che un nichilismo senza speranza.  


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Il nome del blog

indica un posto dove si cerca un orientamento, ma il luogo dove lo si può trovare—l'orientamento—non è questo. Ciascuno è (dovrebbe essere) la rosa dei venti di se stesso.


La data di nascita

di questo blog è il 22 ottobre 2003, ma una versione precedente di Wind Rose Hotel è stata ospitata per qualche mese dal Cannocchiale. Per leggere i post scritti in quel periodo bisogna cliccare qui.


Il Titolare: chi è

E' in circolazione un profilo che la dice lunga su di lui. E' in inglese, perché il blog che lo ha gentilmente sollecitato e lo ospita è il britannico normblog, che poi è anche il suo preferito tra quelli internazionali. Ve lo raccomando—il blog, intendo, c'è un limite all'immodestia ...


P.S.: Wind Rose Hotel è stato (troppo) generosamente recensito da Francesco Nardi per l'Agenzia Giornalistica Europa.















The Liberty Bell


«Proclaim LIBERTY throughout all the Land unto all the Inhabitants thereof
Lev. XXV, X
By Order of the Assembly of the Province of Pensylvania for the State House in Philada»
1752





«If I had a bell
I'd ring it in the morning
I'd ring it in the evening ... all over this land,
I'd ring out danger
I'd ring out a warning
I'd ring out love between all of my brothers and my sisters
All over this land.
...
It's a bell of freedom»
Lee Hays and Pete Seeger
["If I Had a Hammer"]





"Friends, Romans,
countrymen,
lend me your ears;
I come to bury Caesar,
not to praise him.
The evil that men do
lives after them;
The good is oft interred
with their bones;
So let it be with Caesar.
The noble Brutus
Hath told you Caesar
was ambitious:
If it were so, it was
a grievous fault,
And grievously
hath Caesar answer'd it.
Here, under leave
of Brutus and the rest--
For Brutus is
an honourable man;
So are they all,
all honourable men--
Come I to speak
in Caesar's funeral.
He was my friend,
faithful and just to me:
But Brutus says
he was ambitious;
And Brutus is
an honourable man.
He hath brought
many captives home to Rome
Whose ransoms did
the general coffers fill:
Did this in Caesar
seem ambitious?
When that the poor have
cried, Caesar hath wept:
Ambition should be made
of sterner stuff:
Yet Brutus says
he was ambitious;
And Brutus is
an honourable man.
You all did see
that on the Lupercal
I thrice presented
him a kingly crown,
Which he did thrice refuse:
was this ambition?
Yet Brutus says
he was ambitious;
And, sure, he is
an honourable man.
I speak not to disprove
what Brutus spoke,
But here I am to speak
what I do know.
You all did love him once,
not without cause:
What cause withholds you
then, to mourn for him?
O judgment! thou art fled
to brutish beasts,
And men have lost
their reason.
Bear with me;
My heart is in the coffin
there with Caesar,
And I must pause
till it come back to me. (...)"

William Shakespeare
«Julius Caesar»
Act 3, Scene 2
















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sostiene
la causa
del
Tibet


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