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Post del 21 maggio 2004 (titolo: "Un commento cancellato")
Ora, lo sappiamo bene, insultare è facile. Lo sa fare un bambino (maleducato), lo sa fare un analfabeta o, nel caso di un commento scritto, un semi-analfabeta (di quelli poco inclini al ragionamento, ma ad onor del vero ce ne sono anche di brillanti e arguti, sia pure a modo loro), lo sa fare praticamente chiunque. Più difficile è, naturalmente, argomentare. Soprattutto quando ci si occupa di politica e di uomini politici—e in generale di questioni che presentano un alto tasso di complessità. In questi casi si richiede più impegno, un'attenta osservazione della realtà. un certo sforzo di analisi e sintesi, una valutazione fredda e lucida di comportamenti, storie personali, testi, interviste, articoli, discorsi pubblici, azione di governo, ecc., ecc. Questo vale anche nella blogosfera. Il blog è un luogo che si presta alla riflessione. Certo, a volte si predilige uno stile molto sintetico, epigrammatico, colorito. Il che consente di affrontare le cose in maniera più "leggera", più rapida, ma non per questo meno intelligente. Anzi. Scegliere un siffatto low profile (se così si può dire) richiede che si sia in grado di sintetizzare in un paio di righe una valutazione in cui c'è praticamente tutto quello che occorre: la dimostrazione che si è riusciti a cogliere la complessità di una situazione senza ricorrere a facili scorciatoie, la capacità di far balenare davanti agli occhi di chi legge, attraverso un'immagine, una metafora, un'intuizione folgorante, i punti deboli dell'"avversario" e di metterli alla berlina senza alcuna misericordia. Spesso il risultato è ottenuto utilizzando "armi" tanto micidiali quanto profondamente "civili", quali sono, ad esempio, l'ironia, il paradosso, lo sberleffo elegante, e tanti altri modi nei quali può esercitarsi l'umana perfidia non disgiunta da una sottile intelligenza. La politica, la res publica, il dibattito culturale traggono da un siffatto esercizio del diritto alla libera espressione enormi vantaggi. C'è bisogno di spiriti critici, di analizzatori instancabili dei difetti degli uomini e delle umane istituzioni. Una critica corrosiva ma puntuale, spietata ma ben meditata e argomentata, è quanto di più "civico" si possa concepire, e certamente non è meno indispensabile della passione civile di quei pochi che continuano a credere nella politica. Questa critica aiuta i nostri "avversari" politici più di quanto non fornisca credenziali a coloro che condividono le nostre idee e aspirazioni politiche. Altra cosa è, invece, l'insulto. Chi lo pratica non giova né alla causa di coloro che possono condividerne le "motivazioni" (per quanto inespresse), né a quella di chi, quelle motivazioni, non le condivide, ma potrebbe esserne "ammaestrato" qualora fossero espresse e sostenute adeguatamente. Non ricorro ad analogie (storiche o contemporanee) per respingere quel modo di concepire il dibattito e la politica stessa. Ma non è difficile trovare "esempi illuminanti" di come si possa concepire l'avversario (o meglio il "nemico") come qualcuno da abbattere con tutti i mezzi perché così è giusto, perché così va fatto, punto e basta. Qui o in altre parti del mondo. L'estremismo, come "categoria dello spirito", non è stato inventato oggi, e sarà difficile sconfiggerlo. Anche perché molti non si accorgono neppure che ciò che vogliono combattere altro non è che il proprio doppio, ugualmente incline alla semplificazione, e parimenti esposto al rischio di trasformare la propria esistenza in un jihad senza onore e senza altro ideale che un nichilismo senza speranza.
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